La combinazione dei giovani che non studiano, non lavorano e non partecipano a percorsi formativi (NEET), unita all’abbandono precoce degli studi, rappresenta una delle criticità sociali ed educative più rilevanti in Italia. Il fenomeno incide non solo sulla realizzazione personale dei giovani, ma anche sul tessuto produttivo e sulla coesione sociale.
Dietro questi fenomeni emergono cause complesse e interconnesse. La povertà educativa e culturale, la mancanza di servizi adeguati nelle scuole (tempi pieni, mense, spazi attrezzati) creano un ambiente poco stimolante. Al Sud, la presenza limitata di strutture e infrastrutture favorisce il ritardo o la fuga dei giovani dal sistema scolastico.
A questo si aggiungono fattori personali e familiari: le difficoltà emotive o relazionali, l’inadeguatezza del metodo di studio, la pressione delle aspettative e, in molti casi, la necessità economica che spinge alla scelta precoce del lavoro.
Secondo dati pubblicati dall’Istituto nazionale per la documentazione e l’analisi delle politiche educative, il tasso di dispersione scolastica in Italia si attesta intorno al 12,7% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Il fenomeno colpisce maggiormente i ragazzi (13,6%) rispetto alle ragazze (9,1%) e rimane più elevato nelle regioni meridionali.
Il tasso dei NEET tra i 15 e i 29 anni sfiora il 23,1%, il valore più alto d’Europa e significativamente sopra la media UE, che si aggira intorno al 13%. In molte regioni del Sud, questo dato supera quello nazionale.
Anche in Molise, benché la dispersione sia leggermente inferiore alla media nazionale (7,6%), il problema dei NEET è persistente. Nella fascia tra i 15 e i 29 anni, quasi un giovane su quattro — il 20,9% — non studia, non lavora e non partecipa a percorsi formativi. Questa cifra è superiore alla media nazionale e riflette le fragilità del territorio, tra cui ritardo infrastrutturale, emigrazione giovanile e carenze occupazionali locali.
Affrontare dispersione e NEET richiede una strategia a più livelli. Tra le soluzioni efficaci, il potenziamento dell’orientamento scolastico e professionale emerge come leva fondamentale. Offrire ai giovani strumenti per conoscersi, comprendere le proprie inclinazioni e individuare percorsi coerenti, aiuta a prevenire la disaffezione, rafforzare la fiducia e facilitare la transizione verso formazione o lavoro. Un’azione di orientamento precoce, continua e mirata può ridurre sensibilmente i rischi di abbandono e inattività, rappresentando una delle strade più concrete per sostenere le nuove generazioni.